Domande Frequenti – F.A.Q.

Di cosa si occupa SOS Villaggi dei Bambini?

SOS Villaggi dei Bambini è un’organizzazione internazionale privata, apolitica e aconfessionale. Si occupa da più di sessant’anni di accogliere bambini privi di cure genitoriali o temporaneamente allontanati dalle famiglie e di promuovere programmi di prevenzione all’abbandono e di rafforzamento familiare. È presente in 133 paesi, dove aiuta più di 2.000.000 di persone ed è l’unica Associazione al mondo che accoglie e si prende cura ogni giorno, all’interno dei Villaggi SOS, di più di 80.000 bambini. In Italia è presente con 7 Villaggi SOS – rispettivamente a Trento, Vicenza, Ostuni, Morosolo (VA), Saronno, Roma e Mantova – attraverso i quali aiuta 539 persone, di cui 448 tra bambini e ragazzi.

 

Chi sono le “Mamme SOS”?

Le educatrici residenziali, chiamate affettuosamente “Mamme SOS”, sono professioniste nel campo dell’infanzia che hanno deciso di prendersi cura e sostenere la crescita di bambini che vivono momenti di disagio, dedicando loro tutto l’amore e la sicurezza di cui hanno bisogno per crescere serenamente. Non si sostituiscono mai al genitore naturale nonostante svolgano tutte le attività che caratterizzano il ruolo genitoriale. Si occupano della casa, dei rapporti con la scuola, delle visite mediche, come fa ogni genitore.  Il loro compito è molto più di un lavoro: instaurando una relazione stabile e continuativa con i bambini a loro affidati diventano, infatti, il loro punto di riferimento nella vita di tutti i giorni.

 

I Villaggi SOS italiani accolgono bambini in affido? Cos’è l’affido?

I Villaggi SOS sono una soluzione valida quando, come sancito dalla legge in materia, non è possibile affidare il bambino a una famiglia o una persona singola.

In Italia, l’affido dei minori è regolato dalla legge 149/2001 e si traduce in un intervento temporaneo di aiuto e di sostegno al minore, che viene preso in cura da una famiglia affidataria o, quando questo non è possibile, da una struttura di accoglienza di tipo familiare come i Villaggi SOS.

 

Quali sono le motivazioni che spingono all’affido?

Quando si giunge a una decisione così delicata come l’allontanamento temporaneo di un bambino dalla sua famiglia d’origine, significa che esistono gravi situazioni che lo impongono: malattie, tossicodipendenza, abuso di droga o alcool, disturbi psichici, comportamenti delinquenziali e maltrattamenti.

I genitori sono giudicati, in quel momento, incapaci di agire nell’interesse del bambino. In alcuni casi, sono i genitori stessi ad ammettere la loro transitoria inadeguatezza e concordano nell’affidare temporaneamente il figlio a una famiglia o a una struttura.

 

Per quanto tempo i bambini restano affidati ai Villaggi SOS italiani?

Il periodo varia in funzione del Progetto Educativo Individuale (PEI), costruito insieme dal servizio sociale inviante e alla comunità di accoglienza.

Il modello di accoglienza di tipo familiare nei Villaggi SOS ha come obiettivo l’acquisizione e il recupero pieno dell’identità personale, della sicurezza interiore e delle competenze, nel più breve tempo possibile. La legge prevede un periodo massimo di 24 mesi, prorogabile dal Tribunale per i Minori, qualora la sospensione dell’affidamento rechi un danno al minore.

 

Che differenza c’è tra un Villaggio SOS italiano e un Istituto?

I Villaggi SOS, integrati e aperti al territorio, rappresentano un modello di accoglienza di tipo familiare, che nulla ha a che vedere con l’istituto e, tanto meno, con un’idea di “segregazione” o di privazione della libertà: i bambini non vengono sradicati dal loro contesto e continuano a frequentare le loro scuole, a incontrare gli amici esterni al Villaggio SOS e, quando possibile, i genitori e i parenti. Nei Villaggi SOS ci sono più comunità di tipo familiare o educativo e ogni bambino vive in una casa famiglia SOS con l’educatrice e altri bambini, fino a un massimo di 10 per casa.

 

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